Intervista telefonica: un bellissimo incontro con Levante.

Non c’è molto da dire se la conoscete, basta ascoltarla. Intervista a una giovane cantautrice che ha sulle spalle il vissuto di una grande.

Segui la parte sinistra, il battito lento, l’istinto che sia. Segui le orme dorate, i cieli d’argento, non perderti via.

Hai un linguaggio molto diretto ed emotivamente fortissimo, le immagini che racconti si materializzano fin dal al primo ascolto: come fai? Io sto molto attenta, empatizzo. Empatizzo davvero tantissimo, con tutti, con qualsiasi cosa, pure con le pietre. Tipo piango davanti al Tg: le storie di vita mi colpiscono, le ascolto molto nel profondo. E poi, scrivo da quando ho 9 anni. Prima non scrivevo così, anzi: nella pre-adolescenza scrivevo in realtà per non essere capita, in maniera torbida, una sorta di esistenzialismo inconsapevole, per dire quello che sentivo ma non farmi scoprire da mia madre [ride]. Poi recentemente è arrivata la consapevolezza della scrittura e del fatto che essere diretti è la cosa che funziona di più. Io voglio raccontare esattamente le immagini che si vivono in una situazione e giocare con queste immagini, come se stessi dipingendo e volessi fermarle in un quadro. Ad esempio “le lacrime non macchiano” significa che ho pianto tanto, ma non si vede. Questa per me è un’immagine che funziona.

Le tue canzoni sono personali e intime, come ad esempio la bellissima “Finché morte non ci separi”: è stato difficile entrare in quell’emotività familiare? Assolutamente no, anzi è stato proprio facile per me: ho potuto raccontare il film meraviglioso che secondo me è stata la storia d’amore dei miei genitori. È stato un brano facilissimo, che racconta le emozioni di una donna che raggiunge il suo amore: ho un rapporto forte con la mia famiglia e tutto mio. Negli anni, mi sono veramente staccata da loro, trovando la mia dimensione, nella mia stanzetta – e guai a chi entra! [ride] – e ho rielaborato il lutto [per il padre]. Con quella canzone è come se avessi creato uno spazio per vivere delle emozioni insieme a mia madre, ci siamo riavvicinate vivendo delle sensazioni che tutte e due conosciamo benissimo e che abbiamo potuto condividere attraverso la musica. Bellissimo per me.

Come vedi da fuori la tua carriera di oggi? Mi sento a valle e vedo la montagna da scalare.
Sono molto ambiziosa e ho voglia di fare tante cose, quindi mi sento a valle: quando parlo con chi mi segue mi dice sempre che va tutto bene, ma io con me stessa sento di essere solo all’inizio; il lavoro non sta nell’impegno stesso di farlo, ma è stare bene con me stessa giorno dopo giorno, perché la creatività dipende dall’umore.

Ma sei giovane, hai molto tempo davanti a te, non credi? Io non mi sento giovane, ho dei fratelli molto più grandi di me e sono quindi cresciuta tra i grandi: ero sempre un po’ quell’enfant prodige che fa delle cose avanti per la sua età, per cui a 23 anni mi sentivo già vecchia e finita: tra l’altro in quel periodo assurdo, in cui probabilmente non ero attorniata da persone giuste, provavo e provavo a fare musica ma ricevevo solo porte in faccia. Per cui adesso, che sono qui e sono me stessa, mi sembra di aver appena cominciato e di voler andare avanti, molto avanti!

Com’è la tua giornata tipo? Diciamo che ho delle abitudini da sedentaria: ho sempre il computer o la chitarra sottobraccio, ho bisogno di silenzio e della porta chiusa. Poi, se sono in vena, scrivo a raffica e faccio il mio giretto di accordi all’infinito. Ho anche altre passioni, tipo che dipingo e mi dedico al cucito e poi navigo e mi occupo personalmente dei social: sono proprio io in prima persona a scrivere, pubblicare e commentare. Penso che oggi un’artista debba essere in rete e che starci faccia parte del suo lavoro, quindi è anche il mio lavoro. E poi mi piace, oltre ad impegnarmi: ad esempio la ricerca e la selezione delle immagini mi esprime molto: banalmente, tutte le foto che pubblico o che regnammo su le faccio e le scelgo io, secondo un’estetica che in quel momento esatto della mia vita sento, cui cerco di dare continuità e una sorta di coerenza.

Quanto partecipi alla creazione di un videoclip? Mi piace partecipare e dire la mia, dare dei suggerimenti, ma dire esattamente quello che farei mi mette un po’ di ansia in verità, perché spesso quello che ho in testa è difficilmente realizzabile: causa budget! [ride] E poi in realtà mi piace molto lasciare carta bianca al regista e vedere cosa ha pensato, diciamo quindi che seguo il progetto e quando posso dò dei piccoli imput, come ad esempio le sopracciglia colorate in “Le lacrime non macchiano”.

Hai un fascino glamour, si vede che hai una passione per la moda o quantomeno hai il tuo stile: ti piacerebbe entrare in questo mondo? É sempre stato il mio sogno quello di avere a che fare con la moda. È vero, mi piace molto esprimere il mio stile: so sempre come mi voglio vestire e cerco tutto quello che mi occorre per indossare qualcosa che ho immaginato o desiderato. E poi ho mia mamma, mia nonna e la zia sartuzze, sono proprio cresciuta attorniata da queste donne molte brave a cucire e a confezionare abiti: ricordo che mia mamma ci cuciva di tutto quando eravamo piccoli, perciò è una manualità che conosco bene. In ogni caso sono del tutto convinta che vestirsi bene significa stare bene con se stessi: se tu ti senti a tuo agio con ciò che indossi, ti starà certamente bene. Addirittura, ti svelo un segreto, a 22 anni ho realizzato una linea di pochette e se penso a una cosa che vorrei fare sarebbe una linea di gonne, di quelle a vita alta che ti fanno stare comoda e che ti fanno subito femminile.

Tre artisti che puoi menzionare come fondamentali per te? Voglio dire tre donne: Carmen consoli [no, non la conosco: le ho solo stretto la mano una volta agli MTV days a Torino, nel 2010], Tori Amos e Alanis Morisette.

Tre cose che ti piacciono e tre no? le persone generose, le scarpe e i viaggi. Che poi queste tre cose si sposano benissimo insieme: una chiama l’altra! [Ne approfitto per chiederle se con viaggi intende anche le trasferte per i live] Io viaggio sempre con il van, insieme al gruppo e ci divertiamo un sacco. Per l’occasione io divento Dj Sinapsi e scelgo la musica secondo un filone di connessioni mentali, le sinapsi della memoria: da Gianni Morandi ai Duran Duran, per dire. Insomma il nostro van non è colto, ma molto empatico. Le cose che non mi piacciono sono sicuramente: le persone ipocrite, quelle che masticano a bocca aperta e l’ordine: mi mette ansia, io sono il caos! E mi piacciono le menti creative che producono, non le tabelle chiuse a compartimento stagno.

Come definiresti la tua estetica musicale, ovvero: cosa passa secondo te alle persone della tua musica? Credo un po’ di speranza: di sicuro non ho fatto la guerra, ma la mia vita ne ha viste di cose. Sono passata in mezzo a dolori, delusioni, follie e penso che dai miei testi traspare che comunque si può andare avanti. In Manuale distruzione e Duri come me in effetti c’è questo fil rouge della mia musica: io dico “Stringerò i denti finché li avrò”. Poi, certamente, gli argomenti sono molti e disparati, ma se ci pensi le prime parole di Abbi cura di te sono “Ovunque andrai abbi cura di te, cura dei tuoi guai”. Per avere coraggio bisogna dare coraggio.

Ti piace di più il live o il momento introspettivo della scrittura? Bhe, sul palco è pazzesco, divento un leone, mi sento a mio agio, ho voglia di cantare e nonostante tutto, una qualsiasi stanchezza o fastidio, tutto scompare e l’adrenalina vince: è come se fosse il mio habitat naturale.

Dove suoni prossimamente? Sarò all’Alcatraz di Milano il 13 marzo e a Torino farò 3 date al CAP10100: 31 marzo, 1 e 2 aprile.

Grazie a metatrongroup e alla INRI, con un grazie speciale ad Alice e Dade 🙂

Levante-live-2-(ph-Pamela-Rovaris)

Intervista a Levante: photo live di Pamela Rovaris

LEVANTE live Sonar SIENA (foto di @SIMARGHT PH)

Intervista a Levante: photo di @SIMARGHT PH

LEVANTE live (ph Kimberley Ross)

Intervista a Levante, photo di @SIMARGHT PH

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